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Nato nel 1931 è un colosso del cinema del mondo

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90 anni di cinema per Robert Duvall

Seducente anche se non bello, tendente alla calvizie fin da giovane, imponente per la sua quieta fisicità, porta oggi gli anni come una delle statue scolpite nel Monte Rushmore. .Robert Selden Duvall nasce a San Diego il 5 gennaio 1931, figlio di un ammiraglio e di un'attrice dilettante. E' formato alla dura scuola militare in casa, così' come a una stretta osservanza religiosa, ma la passione per il palcoscenico non lo lascia tranquillo: debutta a teatro nel 1952 al Gateway Playhouse di Long Island dove troverà il suo amico e mentore Ulu Grosbard come regista. Frequenta i corsi di recitazione di Sanford Meisner a New York dividendo casa con Dustin Hoffman e Gene Hackman: "Cos'è un amico? - dirà più tardi - E' quello che ti presta i suoi ultimi 300 dollari se devi andare in ospedale.Quell'amico si chiama Gene Hackman". Nel '53 però si arruola nell'esercito e nei due anni di "ferma" viene spedito al fronte, in Corea. Tornato a casa, Meisner gli affida il primo ruolo importante a teatro e poco dopo si imporrà in allestimenti come "Fermata d'autobus", "Il delitto perfetto", "Un tram che si chiama desiderio", in cui rivaleggia a distanza con il suo mito, Marlon Brando. Diretto da Grosbard nel '57 è il suo maggiore successo che gli vale un premio e la considerazione della scena Off Broadway. Intanto ha provato per la prima volta il brivido della cinepresa in "Lassù qualcuno mi ama" (1956) con Paul Newman, ma dovrà aspettare sei anni perché Hollywood si accorga di lui con la parte del malato di mente in "Il buio oltre la siepe" a fianco di Gregory Peck. Intanto si è fatto le ossa quasi sempre come "guest star" in tv: dirà che quella è stata la sua scuola, citando la serie "Colomba solitaria" dei tardi anni '80 come la sua interpretazione preferita. Invece è il cinema a farne un caratterista memorabile alla fine degli anni '60 quando il suo destino incrocia i giovani maestri di quella formidabile generazione: dopo "La caccia" di Arthur Penn (1966) e "Conto alla rovescia" (1968) di Robert Altman sarà la volta di Coppola al debutto con "Non torno a casa stasera" (1969), George Lucas ("L'uomo che fuggì dal futuro", 1971) fino all'inatteso trionfo de "Il padrino" (1972) che gli vale la prima di sei candidature all'Oscar. Vincerà invece nel 1984 con "Tender Mercies" di Bruce Beresford. Il suo regista-pigmalione è Francis Coppola che gli affida il ruolo di Tom Hagen, il "consigliori" della famiglia Corleone ne "Il Padrino" a fianco di Don Vito (Marlon Brando) e di suo figlio Michael (Al Pacino) nel fortunato sequel del 1974. Regista e attore torneranno insieme ne "La conversazione" e soprattutto in "Apocalypse Now" (1979) quando Duvall indossa l'uniforme del colonnello Kilgore, pronunciando una delle più celebri battute nella storia del cinema: "Mi piace l'odore del napalm al mattino". Ma sono molti i registi degli anni '70 che trovano in quella "testa di pietra" il co-protagonista ideale. Tra i tanti: Bob Altman con il trionfale successo di "MASH"; poi Sam Peckinpah in "Killer Elite", Sidney Lumet ("Quinto potere"), Monte Hellman ("Io sono il più grande"). Nel '79 raggiunge la popolarità con "Il Grande Santini" che lo riporta nella cinquina dei finalisti all'Oscar e nell'81 vince la Coppa Volpi a Venezia con "L'assoluzione" del suo amico/maestro Ulu Grosbard.
Paradossalmente dopo questi riconoscimenti e l'Oscar del 1984, Robert Duvall si allontana dal cono di luce del successo, sceglie sempre più spesso la tv, si appassiona a una nuova carriera da produttore, si cimenta 5 volte nella regia ottenendo grande successo (e l'ennesima nomination all'Oscar) con "L'apostolo" (1997). Nel 2021 lo vedremo sullo schermo in "12 potenti orfani" di Ty Roberts con l'amico Martin Sheen e in "Hustle" di Jeremiah Zagar. Arriverà un altro Oscar o almeno il 60mo premio della sua carriera?



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